tradimenti
La fotografa
14.04.2026 |
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"Quel giorno fui attenta a salvare le nuove foto così più esplicite in una nuova cartella e a spegnere il computer prima del suo rientro..."
Mi piace fotografare. È la mia passione. Ho fatto anche dei corsi e sono bravina. Qualcuno dice proprio brava e mi fa un sacco di complimenti, ma io mi conosco e non sono scema. Chi lo dice lo fa per intortarmi su e cercare di portarmi a letto, ma io sono una donna sposata, felicemente sposata e se ho quel lato artistico non vuol dire che debba essere una sgualdrina.Eh, sì perché il circolo che frequento è tutto popolato da artisti, o, meglio, da chi recita da artista. Anime dolorose. Anime in pena, salvo qualche esuberante, che almeno quello è simpatico e tiene su tutta quella compagnia. E tutti sembrano lì solo per una cosa. La fotografia, certo, ma anche nuove avventure. Alle nostre riunioni c’è sempre qualche coppia nuova. Poi alla successiva uno dei due non si presenta e i nuovi e le nuove iscritte vengono prese in questo vortice, diciamo così, di socialità diffusa. In effetti, le volontarie non mancano e quindi a me lasciano abbastanza tranquilla a seguire le lezioni del professore e cercare di migliorarmi.
Fatto sta che non è questo che voglio raccontarvi.
Quel che voglio raccontarvi capitò la scorsa estate. Eravamo in vacanza io e mio marito in una bella insenatura sarda. Un posto incantevole, di una tranquillità assoluta, dove mio marito poteva dedicarsi alla sua passione, la pesca subacquea e io alla mia.
La sera di norma cenette romantiche nella bella casa che avevamo affittato, anche se un paio di volte ci siamo concessi ristoranti da leccarsi i baffi.
Insomma, una delle albe che ero fuori a fotografare, camminando lungo la costa, sono arrivata ad una piccola baia poco oltre il promontorio che chiude la nostra insenatura e stavo fotografando la baia proprio all’inizio della golden hour, quando nel teleobiettivo è comparso un tizio completamente nudo che evidentemente stava per buttarsi in mare per il primo bagno della giornata.
Ora il problema è stato che sarà stato il teleobiettivo, sarà stata la golden hour, sarà stato tutto quello che volete voi, ma quel tizio aveva un fisico mostruosamente proporzionato e camminava sulla spiaggia con una morbidità di movimenti stupefacente.
Bello, bello, bello. Spiaggia deserta, brezza e un bel giovane che cammina rilassato e atletico verso il mare. Come non fissare il mio obiettivo su quel soggetto? Lo fotografai più volte, finché non si buttò in mare. Poi lo rifotografai quando uscì dall’acqua gocciolante, scuotendo la testa per far scorrere via l’acqua dai capelli, capelli lunghi, lucenti sotto la carezza del primo sole. Ora era di faccia e se nelle prime inquadrature, quelle in cui entrava in acqua, avevo potuto solo notare le proporzioni perfette del corpo, ora invece l’ampio torace e il viso regolare, bello anche quello, erano evidenti.
Prima che raggiungesse l’asciugamano abbandonato sulla spiaggia mi ritirai prudente.
Fotografare gli sconosciuti senza il loro permesso è vietato dalla legge, ci aveva ammonito il professore durante i corsi, e quindi non volevo che mi beccasse e mi chiedesse di cancellare tutto il lavoro di quegli ultimi minuti.
Rientrata, dopo un bel caffè caldo, attaccai la macchina al computer e feci scorrere le immagini sullo schermo.
Così, a maggiore grandezza, le foto di quella mattina mi sembrarono particolarmente ben fatte, dico quelle senza il soggetto maschile. Il panorama che avevo colto quella mattina aveva una luce davvero speciale che le rendeva migliori di quelle dei giorni precedenti. Poi arrivai al soggetto e devo confessare che oltre a giudicare il lavoro da un punto di vista professionale (e dal quel punto di vista quelle foto non erano granché), mi soffermai con una certa insistenza ad ingrandire quel corpo, ammirandone a lungo prima il culo sodo ed elastico ad un tempo e poi, al rientro dal mare, il viso rilassato e maschio, poi le spalle, le braccia, il torace e gli addominali e tra le gambe quel che ondeggiava a destra e a sinistra. Era completamente scappellato, cosa da cui dedussi dovesse essere di religione ebraica, ma francamente il lato religioso della cosa era l’ultimo di cui mi occupai nel rivedere e rivedere quel lavoro.
Mi sentivo accaldata e scesi a fare un bagno, dimenticandomi il computer acceso e aperto.
Al rientro trovai mio marito che sorseggiando anche lui un caffè distrattamente passava davanti al computer, per poi fermarsi e quando mi vide sulla soglia della porta uscirsene con un “oibò. Hai fatto pesca grossa stamattina!”
Diventai tutta rossa e feci una corsetta a cercare di chiudere lo schermo, ma Aldo, mio marito, fermò la mia mano e sedendosi davanti allo schermo iniziò a scorrere le immagini per terminare con un “molto belle” che ovviamente mi lusingò.
In cuor mio mi dissi che meno male non avevo ancora fatto quel che mi ripromettevo di fare, ovvero tagli e ingrandimenti delle parti più significative, perché forse il commento di mio marito sarebbe stato diverso.
Fatto sta che Aldo rialzandosi venne verso di me, mi abbracciò e mi baciò, sussurrandomi che la mia bravura gli aveva messo appetito, cosa che il suo costume d bagno gonfio e il ricordo di quel che lui stava guardando e che io avevo così a lungo scrutato venne anche a me. Facemmo l’amore lì in salotto sul divano con la porta finestra spalancata e il rischio concreto che qualcun altro del villaggio passasse di fronte al nostro bungalow.
Non vi sorprenderà se il mattino seguente tornai nella stessa piccola baia e quello dopo un po’ comparve, stese l’asciugamano, si cavò nudo e, come il giorno precedente, lentamente, mi sembrò più lentamente del giorno prima, scese verso il mare. Che in quella discesa ci fosse un qualche elemento teatrale mi era sembrato, ma la cosa divenne evidente, quasi certa, quando, uscito dall’acqua, si fermò sul bagnasciuga, scuotendo il capo, sorridendo e facendo un gesto come di stretching. Ci mancava solo che si prendesse l’uccello in mano e poi la sceneggiata sarebbe stata completa. Prima di risalire, guardò la collinetta su cui ero seduta e fece come un segno di saluto per poi risalire e sdraiarsi al sole. Quel giorno feci delle foto anche di lui da sdraiato per poi correre via emozionata come una adolescente che ruba in un supermercato.
Ora non è che io non avessi mai visto un uomo nudo prima di quel tizio sulla spiaggia. Al di là di mio marito, intendo. Intanto nel nostro corso di fotografia ogni sei mesi almeno l’associazione organizzava una mostra di nudo e lì, come potrete immaginare, specie da parte degli amici gay, era tutto un fiorire di muscoli ad altezza viso e non solo. Poi, in palestra era capitato che all’ingresso o all’uscita dalle docce (rigorosamente e ovviamente separate) che qualche ragazzo frettoloso uscisse o entrasse con l’asciugamano diciamo così un po’ rilassato. C’era anche stato quell’episodio in cui un tizio, sempre in palestra, magari un maniaco, se ne era uscito completamente nudo. Un attimo, ovvio, ma soprattutto aveva una pancia e delle tette che molte delle mie colleghe di palestra neanche si sognavano e l’ in mezzo, beh, lasciamo stare.
Quello sulla spiaggia invece era decisamente bono e poi, soprattutto, grazie alle foto e a quella luce particolare che ero riuscita a cogliere, ecco, insomma, lo sentivo più mio, più vicino, troppo vicino.
A casa scaricai le foto e le guardai e riguardai. Quel giorno niente panorama, ma solo quel tizio nudo. Allargando l’inquadratura sul suo corpo non riuscii a trattenermi e feci come quando ero una ragazzina e sbirciavo di corsa i fumetti porno che mio fratello credeva di nascondere in camera sua. L’esperienza e la fantasia mi portarono in estasi ben prima che tornasse mio marito. Quel giorno fui attenta a salvare le nuove foto così più esplicite in una nuova cartella e a spegnere il computer prima del suo rientro. Una cosa stupida, oltre a tutto il resto che non vi dico, ma che potete facilmente immaginare, mi intrigava ed eccitava nel ricordo e nelle foto: quando uscito dall’acqua scuoteva la testa per togliersi l’acqua dai capelli. Mio marito è calvo da tempo e non sapete quante volte ho ricordato e sognato di potergli carezzare di nuovo i capelli che quando eravamo fidanzati teneva lunghi e spesso sciolti sulle spalle. Gioventù, ricordo. Poi quel fisico così proporzionato, il viso maschio, il torace e quel battacchio sdraiato lungo, lungo sulle cosce. Mi toccai di nuovo.
Meno male feci in tempo a fare una doccia prima che mio marito tornasse e quando quella notte Aldo mi venne vicino, io, dura, risposi che ero stanca e che poi l’avevamo fatto il giorno prima. La gatta dentro di me mi sussurrava altro, ma non volevo rovinarmi il ricordo ancora fresco di quel tizio sulla spiaggia e non avevo nessuna voglia di dedicarmi, come avrebbe sicuramente preteso, a ciucciargli quel suo bel cazzo, che però aveva spesso l’abitudine di rizzarsi a fatica. Almeno quella notte volevo sognare quell’altro che per età, muscolatura e tutto il resto sembrava promettere ben altro. Una donna per quanto sposata ha diritto di sognare un po’ ogni tanto?
(Continua)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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